Chiara #60: carico mentale
Esiste, eccome se esiste.
Questo è quel periodo dell’anno in cui le mamme lavoratrici sanno esattamente quante settimane le separano dall’inizio del nuovo anno scolastico (per info: meno 12 all’alba).
E il carico mentale? Quello no, non va in vacanza. Anzi. Tra incastri, campi estivi, lavoro, valigie da preparare, ferie da gestire, meal preap e frigoriferi che si svuotano alla velocità della luce… sembra solo che tenda all’entropia.
“ll 71% del «lavoro intellettuale domestico» ricade sulle madri, anche quando i padri pensano di condividerlo equamente. Un carico mentale che pesa (a volte) anche sulla carriere a riflette modelli stereotipati”1
Al lavoro di cura fisico si aggiunge il pensiero continuo: organizzare le giornate, pianificare i pasti, anticipare i bisogni degli altri componenti della famiglia e così via.
Due punti su cui riflettere.
Le donne, proprio a causa del carico mentale, sono più portate a considerare di ridurre le ore di lavoro o addirittura di rinunciare a lavorare.
Gli uomini tendono a sovrastimare il proprio contributo domestico (non perderti Alice Azario che lo racconta nella sua storia!)
Il carico mentale non è un problema individuale, e non si può liquidare come stress. Viene coltivato nella cultura, fin dall’infanzia: con il modello femminile della cura e il modello maschile dell’aiuto, occasionale e solo su richiesta.
C’è di più: l’uomo che aiuta viene osannato e celebrato come eroe, mentre la donna sembrerebbe avere il gene della cura scolpito nel DNA e tutto ciò che fa scompare nel magico mondo dell’invisibile.
La soluzione per ridurre il carico mentale passa dal collettivo: smettere di celebrare l’uomo “che aiuta in casa” e iniziare a normalizzare il suo ruolo nel lavoro di cura, liberandolo da stereotipi e condizionamenti.
A tutto ciò si aggiunge il congedo paritario, la rete di servizi e il supporto della comunità.
Il carico mentale non sparisce se lo ignori, ma si può redistribuire e si può alleggerire, iniziando a raccontarlo e chiamandolo con il suo nome.
Iniziamo?
Carico mentale: tu cosa ne pensi?
Che storia! Alice Azario
Alice Azario è molte cose insieme: c’è l’architetta che ha girato il mondo, la designer che ha imparato a usare una laser cutter quasi per gioco, l’illustratrice che disegna da quando era bambina. C’è una donna che ha saputo trasformare ogni cambiamento, anche quelli non scelti, in un nuovo punto di partenza.
“È sempre complesso spiegare cosa faccio di lavoro,
perché non si può riassumere in una sola parola.”
Un percorso che non si lascia definire
La storia professionale di Alice Azario sfida qualsiasi etichetta. Architetta di formazione, ha lavorato per oltre dieci anni in uno studio specializzato in allestimenti museali ed eventi, girando il mondo per seguire cantieri a Varsavia, Berlino, Tokyo, Pechino e Mosca. Un lavoro che amava profondamente.
Poi, in coincidenza con l’arrivo della sua prima figlia, lo studio non rinnova la collaborazione. Un colpo duro, inaspettato. Ma Alice non era sola: da anni lavorava in parallelo con altre agenzie e studi, e quella rete le permette di non fermarsi, anche se a ritmi diversi.
Quando la crisi diventa apertura
Il rallentamento professionale, che in un primo momento poteva sembrare una perdita, si trasforma in terreno fertile. Alice inizia a insegnare a Milano, in diversi istituti post laurea, e in particolare all’interno del Master IDEA del Politecnico, incentrato sull’architettura dell’esporre.
Una passione, quella per l’Exhibition Design e per la didattica, che coltiva da ormai dieci anni.
E poi a Milano arriva TheFabLab: il primo laboratorio in Italia di progettazione e fabbricazione digitale. La incuriosisce la possibilità di poter concretizzare velocemente le idee, controllando in modo autonomo l’intero processo. Si lancia così nella progettazione di accessori di home decor e gioielli.
E con loro, inizia un nuovo capitolo.
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Carico mentale femminile: cos'è e come gestirlo nel lavoro e in famiglia
articolo formativo a cura di Giorgia Carloni - Consulente Percorsi d’impresa @Piano C
Sei alla terza riunione della giornata. La presentazione scorre sullo schermo, segui la conversazione e intervieni di tanto in tanto. Nel frattempo, una parte della tua mente è altrove: incastri mentalmente gli appuntamenti di giovedì per accompagnare la bambina dal dentista, ti ricordi che è finito il latte, pensi alla cena di stasera e alla lista della spesa da mandare a tuo marito prima che esca dall’ufficio. Poi ti torna in mente quel progetto di cui dovresti parlare con la tua responsabile da settimane. E a proposito di settimane, devi ricordarti di invitare tua suocera per domenica. Ah, e il campo estivo di agosto? Avete completato l’iscrizione?
Se questa scena ti è familiare, sei in buona compagnia.
Arrivi stanca alla fine della giornata non solo per quello che hai fatto, ma per tutto ciò che hai continuato a tenere insieme nella tua testa.
È questo il carico mentale.
L’espressione è diventata popolare grazie a una vignetta del 2017 della fumettista Emma, che ha contribuito a rendere riconoscibile un fenomeno che la ricerca studiava da tempo.
Per molte donne rappresenta il normale modo di funzionare, il sottofondo costante della vita quotidiana.
Cos’è il carico mentale?
Il carico mentale non è semplicemente “avere molto da fare”. È l’insieme delle attività mentali necessarie per organizzare, pianificare e monitorare tutto ciò che serve perché la vita quotidiana funzioni. Non riguarda tanto l’esecuzione del compito, quanto la responsabilità di ricordarsi che un certo compito esiste, decidere quando va svolto, coordinare le persone coinvolte, assicurarsi che nulla venga dimenticato.
Significa mantenere attiva una rete di decisioni, informazioni e priorità che richiede attenzione costante. Nella vita privata può significare avere sempre presente la mappa di impegni e necessità familiari. Al lavoro può voler dire monitorare contemporaneamente attività, scadenze e bisogni diversi, mantenendo una visione d’insieme che spesso va oltre i propri compiti formali e garantendo il coordinamento tra elementi che rischiano altrimenti di sfuggire.
In altre parole, il carico mentale è il peso di tenere tutto in mente. E spesso è invisibile.
📰 Carico mentale, direttamente dal nostro blog?
Mascherato sotto le mentite spoglie del multitasking, celebrato come la trasposizione figurata della dea Kali, lo chiamano lavoro di cura, si legge carico mentale: questo è l’incipit di Per me le cose sono 2, sempre molto attuale.
Il tempo sospeso dell’estate può essere il momento per rifocalizzarsi: Angelica e Vanesa te lo raccontano in Come gestire la pausa estiva: motivazione e organizzazione nel tempo sospeso per affrontare al meglio questi mesi estivi.
📷 Quando una madre lavora, quanto cambia davvero la vita dei figli?
Maternal work and children’s development, il nuovo paper UniTS pubblicato su Science firmato dalla Professoressa di Economia Politica Maria Lo Bue, Elizaveta Perova della World Bank e Sarah Reynolds della University of California, Berkeley documenta l’effetto benefico sui figli che crescono con una madre che lavora, ancora meglio se il lavoro è un lavoro di qualità, stabile, flessibile e tutelato.
📮Le newsletter a cui iscriversi? Patrilineare di Pietro Izzo. Un anno di scuola è finito e il prossimo inizierà con delle novità terribili in fatto di educazione affettiva-sessuale. Leggi Il Fantasma del gender e i bisogni reali per capire cosa sta succedendo.
📕Alice consiglia:
Se Alice ha iniziato a scrivere e illustrare libri per bambini è merito di diversi libri di Stefano Mancuso ma anche e soprattutto grazie a L’ordine nascosto. La vita segreta dei funghi di Merlin Sheldrake , Marsilio editore. È un saggio che l’ha portata a vedere le cose da un punto di vista diverso e le ha fatto venire voglia di condividere conoscenze ed emozioni.
Com’è andata?
3 incontri dedicati a raccontare Piano C e farvi sperimentare cosa significa lavorare con le nostre formatrici e consulenti: Work Design, Storytelling, LinkedIn e Intelligenza emotiva, ogni incontro ha lanciato e lasciato spunti interessanti alle partecipanti.
Se non sei riuscita ad esserci puoi seguire i nostri post su Instagram: IncontriamoC!
🤩L’entusiasmo con cui avete accolto questi incontri ci ha fatto molto piacere che a questo punto sorge spontanea la domanda: quando ci vediamo di nuovo?
Nel frattempo ti lasciamo con un annuncio importante: a settembre torna Piano C Factory, il nostro percorso gratuito di riprogettazione professionale femminile: presto tutte le info su come partecipare!
Aperte le candidature per DigitalSwitch by ReadyForIT
Le candidature sono aperte per la formazione gratuita di cui siamo partner in ambito IT selezionato e finanziato dal Fondo sociale europeo plus 2021-2027 nell’ambito del bando ZERONEET – Reti di opportunità per l’inserimento occupazionale e le competenze.
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Per dubbi e domande scrivici a dillo@pianoc.it
STAR Girls: il Dream Team è formato
Ci siamo: abbiamo i nomi delle Mentor.
Si è formato il gruppo delle Mentor STAR Girls, il progetto europeo Erasmus+ di cui siamo partner, dedicato all’empowerment femminile nei settori dell’energia pulita e rinnovabile e delle materie STEM correlate.
A inizio luglio ci sarà il primo degli incontri dedicato al Dream Team di STAR Girls e presto ci saranno le presentazioni ufficiali.
Per rimanere aggiornata sul progetto e sulle prossime fasi c’è il sito ufficiale.
💸Tempo di dichiarazione dei redditi: SCEGLI TU a chi vuoi donare il TUO 5x1000💸
Lo sapevi che se non inserisci il CF specifico, sarà lo Stato a scegliere a chi devolvere la tua quota? Fai valere il tuo diritto di scelta, sarebbe un peccato perdere questa occasione per sostenere il talento femminile insieme a noi!
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1 regalo per te
Ecco la grafica di lancio di questo numero di Chiara.
Puoi usarla come screensaver del tuo smartphone o nelle tue stories di Instagram (nel caso ricordati di taggare @pianoc_mi, ci farebbe piacere!)
AAA Cercasi creatrici di nuove sinergie
Ci piacerebbe trovare aziende e associazioni che condividano i nostri valori, con cui costruire un dialogo attorno alle parole di Chiara e che siano disposte a sponsorizzare un numero della newsletter.
Se lavori in un’azienda a cui potrebbe interessare supportare Chiara scrivici: non vediamo l’ora di iniziare a progettare un nuovo numero!
Al prossimo numero!
Grazie per aver letto fin qua. Se hai apprezzato Chiara, inoltrala a chi tieni, condividi i post che ti hanno colpita di più e se ancora non lo fai, seguici su Instagram e LinkedIn: sharing is caring. L’abbiamo già detto? 😉
Chiara è un lavoro collettivo, in questo numero ringraziamo:
Fabiola Noris curatrice, Alice Azario per Che storia!, Giorgia Carloni per l’articolo formativo e Laura Chiarakul per la grafica.
* Corriere della Sera, Rorato V. (2025). Chi organizza tutto in famiglia? Sempre la mamma. Quanto pesa il lavoro intellettuale delle donne.












Grazie a tutte della segnalazione! Il carico mentale è una brutta bestia, anche quando cerchiamo di condividerlo in famiglia pare che pesi su tutti, invece di alleggerirsi… ma vabbè noi siamo un po’ una famiglia di esauritə.