Chiara #56: riprogettazione professionale
Non è una cosa una tantum.
A febbraio l’entusiasmo di gennaio incontra la realtà: le agende si riempiono, le priorità bussano e le vecchie abitudini provano a riprendersi il loro posto. Ed è proprio qui che entra in gioco una parola che può farci tremare un po’:
riprogettazione professionale.
Suona grande.
Quasi definitiva.
Come se implicasse stravolgere tutto, mollare tutto, reinventarsi da capo.
Ma la riprogettazione non è un salto nel vuoto.
È un atto di consapevolezza.
È prendere i talenti che abbiamo iniziato a riconoscere a gennaio e chiederci:
come li metto in relazione con il lavoro che faccio?
Come li porto più al centro?
Cosa posso spostare, alleggerire, ridisegnare?
Riprogettare non significa distruggere.
Significa lavorare di fino.
Aggiustare traiettorie.
Ridare direzione.
L’ha detto anche Jon Bon Jovi:
“Map out your future, but do it in pencil. The road ahead is as long as you make it. Make it worth the trip.”
Disegna il tuo futuro, ma fallo a matita: perché la strada non è una linea retta incisa nella pietra. È qualcosa che puoi correggere, ricalibrare, riscrivere. E non c’è nulla di sbagliato in tutto questo.
Quando la riprogettazione è fatta con metodo, strumenti e confronto, non è un’impresa solitaria né un atto impulsivo.
Diventa un modo di stare nel lavoro.
Un modo di abitare il cambiamento senza subirlo.
Non è una rivoluzione una tantum: è una pratica.
La vera domanda di febbraio quindi non è “Devo cambiare tutto?” ma “Cosa posso iniziare a ridisegnare, con intenzione?”
✨ Questo mese parliamo di riprogettazione professionale. Non come piano B. Ma come metodo di vita. ✨
Ti sei mai riprogettata professionalmente? Raccontaci com’è andata!
Che storia! Laura Plebani
Laura Plebani, regista, formatrice, consigliera comunale e madre. Il suo percorso professionale è fatto di stratificazioni, deviazioni e ritorni. Per anni la domanda “chi sono?” è rimasta sospesa, difficile da racchiudere in una definizione unica. È stato attraverso una profonda rimessa a fuoco che Laura ha riprogettato il proprio lavoro, imparando a riconoscere ciò che contava davvero e a mettere al centro il desiderio. Carne è il progetto che oggi tiene insieme tutto: un’opera cinematografica potente, nata dall’esperienza della maternità, che diventa anche gesto politico e proposta concreta di cambiamento. Per riprogettare il modo di lavorare e contrastare la child penalty.
“Sono in equilibrio tra l’immaginazione e la concretezza.
Regista, mamma di tre personcine, formatrice e consigliera municipale
le prime cose che escono dal mio coltellino svizzero al momento.”
Un lavoro che segue i progetti
Laura Plebani: il suo percorso professionale non segue una linea retta, simile a quello di tante donne, ha cambiato ritmo, forma e intensità. Si tratta di un percorso creativo e umano che racconta cosa significa riprogettarsi professionalmente, soprattutto quando si è donne, madri e lavoratrici in ambiti non standardizzati, come accade per il settore del cinema.
Il lavoro di Laura non è mai uguale a sé stesso, in ciò che fa convivono un insieme di competenze e desideri.
Un giorno tiene un corso di cinema per ragazze e ragazzi delle medie, un altro lavora allo sviluppo creativo di un contenuto video, un altro ancora organizza una commissione municipale con le realtà del quartiere.
È un lavoro mutevole, che segue i progetti e non il contrario.
Una scelta che richiede flessibilità, ma anche una forte capacità di centratura.
Il percorso formativo di Laura parte dalla grafica pubblicitaria all’Istituto d’Arte di Monza, prosegue con la laurea in Linguaggi dei Media e culmina al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, dove si diploma in regia nel 2012.
Dopo il rientro a Milano entra in una grande casa di produzione pubblicitaria, prima in stage e poi come assistant producer.
A un certo punto decide di intraprendere la strada del lavoro freelance: una scelta che, come spesso accade, porta con sé entusiasmo, ma anche precarietà, tentativi, alti e bassi.
Le pause che mettono alla prova
Tra le sfide più difficili del suo percorso, Laura cita senza esitazione i periodi di fiacca: le pause tra un lavoro e l’altro, spesso legate all’arrivo dei figli o a momenti di stallo professionale.
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Riprogettazione professionale: come reinventarsi dopo i 40 anni
articolo formativo a cura di Cristina Coppellotti - Responsabile della Formazione, Sviluppo di Carriera, Diversity & Inclusion @Piano C
Cos’è la riprogettazione professionale (e perché riguarda sempre più donne)
C’è un momento, nella vita professionale di molte donne, in cui una domanda si affaccia con più insistenza delle altre. Non è necessariamente una crisi, non un crollo, più spesso è una presa di coscienza: questo lavoro mi rappresenta ancora? Oppure: sono diventata più grande del ruolo che ricopro? O ancora: c’è un altro modo, più mio, di lavorare?
Sono domande che incontriamo spesso anche nelle storie di riprogettazione professionale che raccogliamo nella rubrica Che storia!, come nel racconto di chi ha attraversato una transizione lavorativa profonda e ha scelto di ripensare il proprio percorso con più intenzionalità.
Cosa innesca il cambiamento
A volte stimolate dall’essere diventate madri, “Se devo stare lontano da mi* figli*, che almeno possa fare qualcosa che ha un impatto sul mondo”, altre volte da eventi, anche faticosi e dolorosi, che rendono improvvisamente evidente che il lavoro di prima non basta più, non regge più, non rappresenta più.
Ci sono donne che arrivano dopo una riorganizzazione aziendale o una perdita di ruolo, e scoprono, con sorpresa, che l’identità professionale su cui avevano investito tutto non è così solida come pensavano.
Donne che hanno retto per anni contesti disfunzionali e, superata una certa soglia, sentono che il costo emotivo è diventato troppo alto.
Alcune arrivano dopo una pausa lunga di cura, figli, genitori anziani, familiari fragili, e si accorgono che non vogliono “solo rientrare”, ma rientrare in modo diverso. Con più senso, più autonomia, più scelta.
Altre ancora non sono in crisi, almeno non apparentemente. Hanno un buon lavoro, una carriera “rispettabile”, stabilità. Ma sentono una distanza crescente tra ciò che fanno e ciò che sono diventate. Valori cambiati, priorità evolute, desiderio di contributo più diretto o di maggiore libertà progettuale.
Ci sono poi le donne che hanno sempre lavorato bene “per altri”, dentro organizzazioni, team, strutture, e a un certo punto sentono emergere una spinta verso il lavoro autonomo, l’essere freelance, la consulenza, la creazione di qualcosa di proprio.
E infine ci sono quelle che arrivano con una frase semplice ma potente: “Non so ancora cosa voglio fare ma so quello che non voglio proprio più.”
Ed è, spesso, un ottimo punto di partenza.
📖 “Stai diventando bella e forte, Angelica. Bada a te stessa. Stai in guardia. Anche tu dovrai partire. Altrimenti, uno di questi giorni, ti ritroverai nel fieno con uno stalliere oppure diventerai una cosa di proprietà di uno di quei grassi signorotti di campagna che abbiamo per vicini. Credi alla mia esperienza di cattivo ragazzo, cara. Sarebbe una vita orribile per te. Salvati.”
Dal libro Angelica - La marchesa degli angeli: forse non è il consiglio di lettura che ti aspetti ma la serendipità sta tutta qua, nel farti sorprendere.
E la storia della scrittrice Anne Golon è una storia di riscatto: in questa edizione integrale per la prima volta compare solo il nome della scrittrice. Prima infatti compariva anche il marito, Anne e Serge Golon, perché secondo gli editori francesi conferiva maggior credibilità “un nome d’uomo è più serio”.
Grazie a Emiliana Spinosa per aver condiviso con noi il post IN di Maddalena Ramolini.
📖Febbraio mese dell’amore in tutte le sue sfaccettature e allora parliamo di educazione affettiva: Gli svedesi lo fanno meglio di Flavia Restivo politologa e founder del progetto Italy Needs Sex Education, che mira a portare l’educazione sessuo-affettiva nelle scuole italiane.
Il Paese scandinavo ha introdotto nelle scuole l’insegnamento dell’educazione sessuale fin dal 1955. Noi, invece, siamo fermi al palo, o meglio, al patriarcato.
📮Una newsletter su Substack da seguire: oltre al libro di Flavia Restivo c’è anche Cosmopolis , “una newsletter su politica, cultura e società, per osservare il mondo senza smettere di sentirlo. Il tutto senza sbadigliare.”
🕰️A negoziazione del tempo come sei messa?
Il tempo è una risorsa preziosissima e necessaria: sia quando ci troviamo a riprogettare la nostra vita, sia per fare un check e capire a che punto siamo e, soprattutto, se siamo sulla strada giusta. Per questo dobbiamo imparare a negoziare, anche e soprattutto in famiglia, per ottenerne a sufficienza. Sul nostro blog trovi Tecniche di negoziazione del tempo: 6 regole per realizzare i tuoi obiettivi
🎞️Prendersi cura ci cambia e può cambiare l’economia: in questo TEDx Talks, Valentina Rotondi ci invita a ripensare il modello economico dominante, riconoscendo nella cura una leva strategica per il futuro. Perché prendersi cura non solo rafforza il nostro cervello, ma trasforma anche le relazioni e accende potenzialità.
Laura consiglia:
🎙️il libro di Barbara Belzini, giornalista e critica cinematografica Onoralamadre - storie dal paese ricco di madri e povero di figli. È una raccolta di racconti di vari autori che ruota attorno alla maternità difficile, stonata, imperfetta.
📽️A FINE MESE CHIUDE IL CROWDFUNDING PER SOSTENERE I GENITORI CHE LAVORANO NEL SETTORE CINEMA
Hai mai pensato a come fanno i professionisti del cinema a conciliare maternità e lavoro?
Se hai letto Che storia! Laura Plebani ci ha raccontato di Carne, cortometraggio di genere horror autoriale e, dell’importanza che abbia sia a livello di contenuto, per aprire una riflessione sul tema della solitudine post-partum, sia a livello organizzativo, per riprogettare il lavoro nel settore del cinema a misura di genitore
Produzioni dal Basso ha infatti organizzato una campagna di crowdfunding affinché CARNE possa essere il primo cortometraggio italiano con servizio di assistenza all’infanzia sul set, per permettere a genitori di cast e troupe di lavorare serenamente, dimostrando che fare cinema e prendersi cura dei propri figli è possibile.
La campagna di crowdfunding chiude il 28 febbraio, trovi qui tutte le info per dare il tuo contributo.
✨STARGIRLS: VUOI FARE DA MENTORE? CANDIDATI SUBITO!
Le candidature chiudono il 15 marzo!✨
Fra poco meno di un mese chiude la call per candidarsi come mentori per le ragazze di STAR Girls, il progetto europeo Erasmus+ di cui siamo partner, dedicato all’empowerment femminile nei settori dell’energia pulita e rinnovabile e delle materie STEM correlate.
Chi cerchiamo?
🌱Professioniste che scelgono di condividere competenze, esperienza e visione per aprire nuove possibilità ad altre donne e ragazze.
🔋 Professioniste che lavorano nell’energia pulita e rinnovabile, nella sostenibilità, nelle STEM correlate.
👩🔬Professioniste che hanno competenze, esperienza e soprattutto il desiderio di condividerle per aprire strade nuove ad altre donne e ragazze.
Diventare mentor significa:
– 🌱 accompagnare giovani donne in un percorso di crescita e orientamento
– 🌍 far parte di una rete internazionale di professioniste
– ⚡ contribuire in modo concreto a un futuro più equo e sostenibile
Candidati a questo link:
https://stargirls-project.eu/stargirls-role-model-application-form-template/
Se lavori nei settori dell’energia rinnovabile, della sostenibilità o in ambiti STEM correlati, questa call potrebbe parlare proprio a te... e se conosci una professionista a cui potrebbe interessare, sentiti libera di condividere il link della nostra news con tutte le info.
Se hai domande scrivici a dillo@pianoc.it
⛰️DEA MONTAGNA: LA CONCLUSIONE
Si è concluso DEA Montagna, il progetto di prevenzione e contrasto alla violenza di genere nelle aree interne dell’Abruzzo, nato per rafforzare i servizi di supporto alle donne, promuovere l’empowerment femminile e contribuire allo sviluppo di politiche di welfare più inclusive nei territori montani.
Ti raccontiamo tutto nella news dedicata a tutto quello che abbiamo realizzato con i nostri partner di progetto e finanziato da ActionAid International Italia E.T.S. e Fondazione Realizza il Cambiamento nell’ambito del progetto NORA against GBV co-finanziato dall’Unione Europea.
💻TI VUOI RIPROGETTARE PROFESSIONALMENTE? PARLIAMONE INSIEME!
La riprogettazione professionale non è un percorso da affrontare in solitudine. In Piano C lavoriamo proprio su questo: dare metodo, spazio e linguaggio alle transizioni professionali delle donne, soprattutto nei passaggi più delicati della carriera.
Se stai attraversando una fase simile trovi percorsi, una community e strumenti per non doverti “inventare tutto da sola”.
Scrivici per raccontarci in che momento della tua vita professionale ti trovi e decidiamo insieme quale dei nostri percorsi o consulenze fanno al caso tuo.
1 regalo per te
Ecco la grafica di lancio di questo numero di Chiara.
Puoi usarla come screensaver del tuo smartphone o nelle tue stories di Instagram (nel caso ricordati di taggare @pianoc_mi, ci farebbe piacere!)
AAA Cercasi creatrici di nuove sinergie
Ci piacerebbe trovare aziende e associazioni che condividano i nostri valori, con cui costruire un dialogo attorno alle parole di Chiara e che siano disposte a sponsorizzare un numero della newsletter.
Se lavori in un’azienda a cui potrebbe interessare supportare Chiara scrivici: non vediamo l’ora di iniziare a progettare un nuovo numero!
Al prossimo numero!
Grazie per aver letto fin qua. Se hai apprezzato Chiara, inoltrala a chi tieni, condividi i post che ti hanno colpita di più e se ancora non lo fai, seguici su Instagram e LinkedIn: sharing is caring. L’abbiamo già detto? 😉
Chiara è un lavoro collettivo, in questo numero ringraziamo:
Fabiola Noris curatrice, Laura Plebani per Che storia!, Cristina Coppellotti per l’articolo formativo e Laura Chiarakul per la grafica.
Buon inizio anno!











Ciao sono Dharma, mi rispecchio nel vostro articolo! In breve da ragazza mi sono qualificata come orafa e per venticinque anni ho lavorato in ambito preziosi, nel mentre frequentavo la scuola di counseling e dinamiche relazionali...man mano ho sentito che volevo cambiare lavoro e così ho fatto, ho ceduto le quote del negozio, ho fatto lavori nuovi per me per per mantenere la mia autonomia finanziaria...ancora oggi ho un lavoro cuscinetto bellissimo perché lavoro con i bambini in un asilo nido,ma in parallelo sto costruendo la mia professione di counselor facendo ponte con il mondo preziosi, usando il metalinguaggio nei colloqui e disegno gioielli/piccole sculture quando emergono le emozioni mie o del cliente, questo è l'aspetto creativo! Mi sto reinventando sperando un giorno di diventare libera professionista! Intanto sono imprenditrice della mia vita! Grazie per i vostri articoli! Sono stimolanti,arricchenti!
Dharma✨️